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giovedì 19 luglio 2018


E perciò, Memphis nasconde anche un altro lato: il fatto di avere indici di povertà piuttosto preoccupanti.
Anzi non lo nasconde per niente. Nella stessa Downtown campeggiano le insegne consumate di negozi chiusi chissà da quanto, e molta gente si rinchiude appena possibile nei centri commerciali, lasciando le vie principali un po' desolate.
Potrei azzardare con franchezza che contesti urbani così dissimili dall'Europa, in Occidente è difficile trovarne.

Me ne accorgo anche mentre mi sto recando in taxi a visitare lo Slave Haven Underground Railroad Museum (raccomando a tutti questo sistema, sia perché potrebbe essere difficile da trovare essendo ospitato in una normale casa, sia perché perdereste tempo a camminare per quartieri assolutamente anonimi in una città a cui probabilmente dedicherete pochi giorni).
All'interno è vietato fotografare. Tra i punti forti della collezione spiccano i cimeli provenienti dall'Africa come le maschere delle varie tribù, ed alcuni simboli dell'epoca della segregazione razziale fra cui i cartelli che vietano l'ingresso alle persone di colore e quelli che raccomandano loro di usare un altro autobus.
La più grande attrazione è però la casa stessa, che pare fosse parte della cosiddetta Underground Railroad, la rete segreta utilizzata dagli schiavi dell'800 per fuggire in luoghi sicuri.
Si può ancora scendere a vedere le botole sotterranee, come esperienza sicuramente singolare ed educativa in una città in cui la distinzione tra razze a volte pare tutt'altro che estinta. 


mercoledì 18 luglio 2018

WC Handy l'ha iniziato, Muddy Waters l'ha divulgato, i Blues Brothers l'hanno immortalato, Zucchero l'ha banalizzato.
Il blues è come una deliziosa e gigantesca torta alla panna da cui ognuno prende una fetta. Resta un genere che al solo nominarlo evoca creatività e stile. Un critico musicale può definire una canzone "blueseggiante" se vuole suscitare curiosità nel lettore.
Anche quest'articolo è molto blueseggiante, non trovate?

Tutto è cominciato qui, sulle rive di un fiume così grande che nemmeno sono riuscito ad inquadrare tutto. La stessa Memphis prende il nome da Menfi in Egitto, anch'essa fondata su un grande fiume (c'è perfino una gigantesca piramide in vetro in riva al Mississippi in onore di ciò. Un'americanata unica).
Anche se Chicago è stata fondamentale per il rimbalzo che ha consacrato il genere, in questa parte di entroterra americano è nato l'originale, il Delta blues, e indovinate di che fiume è il delta.
E questa è la punta del diamante. In realtà da Memphis sono passati tutti: Jerry Lee Lewis, Bob Dylan, Johnny Cash, BB King, Ray Charles e Otis Redding. Aretha Franklin e Booker T. Jones ci sono proprio nati. Al Green tiene qui una messa gospel irresistibile. 
E il numero spropositato di canzoni in cui è citata la città, vogliam parlarne?

Tuttavia, pur con tutti i problemi urbani (lo vedremo dopo, ve l'ho già detto) a Memphis hanno fatto sì che il Mississippi non si limitasse a portare un nome importante. Su una penisola del fiume è situato il parco di Mud Island: oasi di pace dove si trovano una monorotaia, un anfiteatro per concerti, un laghetto, un museo dedicato al fiume e soprattutto un lunghissimo canale balneabile che riproduce completamente in miniatura il corso del Mississippi, con tanto di biforcazioni, laghetti e cascate a rappresentare le sorgenti. Un fiume in mezzo ad un fiume, un'altra americanata.

Ho usato la parola americanata due volte, una in senso positivo l'altra negativo. Cercate di capire quale sia quale. 





martedì 17 luglio 2018


C'è un motivo per cui dedico un articolo alla via dei divertimenti di Memphis e non a quella di Nashville, e quel motivo è strettamente personale. L'imparzialità la lascio ai tribunali.

(scherzo, la Broadway di Nashville l'ho adorata. Ma tra poco capirete il favoritismo).

A causa della mia passione maniacale per la musica, non mi è mai piaciuto avere una e una sola canzone preferita. Aggiungerei il privilegio ad una per toglierlo ad altre che amo.
Però ecco, metti che un giorno mi rapiscano e mi obblighino a sceglierne una pena la vita, che faccio?
Forse la scelta ricadrebbe su una canzone westcoast del 1991: "Walking In Memphis" di Marc Cohn, un signore ricordato per questo brano e poco altro. La ascoltai la prima volta in un cd di musica "da viaggio" che mio padre ordinò a casa per posta, anni fa. E quel piano non smette mai di darmi i brividi. 
Beh, ora mi tocca realizzare che per Memphis ci sto camminando io, e sto vedendo di persona tutti i luoghi citati nella canzone. Non ho un "first class ticket" e non c'è una "pouring rain" ad attendermi ma il solito caldo torrido, per il resto siamo lì.

Beale Street è nominata nel ritornello. È il biglietto da visita della città, uno dei luoghi chiave dell'inizio carriera di Elvis Presley e purtroppo l'unico luogo di Downtown a non dare segni di cedimento (vedremo poi). Ci sono musica e persone a tutte le ore, dentro e fuori dai locali. Di sabato è così affollata che alle due estremità di ingresso vengono poste le transenne coi buttafuori, come ai concerti. Ciò però ha anche i suoi vantaggi: finora è l'unico luogo che abbia visto in America dove si può tranquillamente camminare per strada con gli alcolici in mano.


È ironico il fatto che uno dei più emblematici articoli che farò riguardo all'urbanizzazione negli USA (uno dei motivi per cui ho creato il blog) riguarda un luogo che non è affatto una città, né ci somiglia.

Anzi, direi che dopo essere stato a Tunica, nel Mississippi, devo ampiamente rivedere la mia concezione di "nel bel mezzo del nulla".
Si tratta di una zona nelle pianure fuori Memphis, nel Tennessee (qui le città di confine sono la norma, tanto di guadagnato per me che posso dire di aver visto uno stato in più), ed originariamente era una delle aree più povere degli USA, campava infatti sugli schiavi e sulle piantagioni di cotone del fiume Mississippi. Qualche decennio fa, l'idea di trasformarla in un'oasi del gioco d'azzardo: furono costruiti, sparsi nella piana, sfavillanti hotel autosufficienti con enormi casinò, negozi, ristoranti e piscine, che ora costituiscono motivo di attrazione non solo per chi gioca. Il tempo ha portato per esempio anche teatri e locali per musica dal vivo, e anche negli stessi casinò ci sono concerti tutte le sere. Dopotutto, siamo nella terra del blues.

Il posto è americanissimo, nel bene e nel male. Nel bene perché sfruttare appieno ciò che si ha è una cosa che qua sanno fare.
Nel male perché come molte aree non urbane statunitensi, Tunica è basata sulla totale dipendenza da mezzi privati. Senza un auto ci si può sognare di viaggiare tra un casinò e l'altro, e anche il ritorno a Memphis (non essendoci Uber) può essere costoso.
In generale però è un buon posto per fare una sosta senza pensieri quando si viaggia molto per l'America.

PS: nei bar dei casinò, tutte le sedie al bancone hanno a loro volta gli schermi per giocare d'azzardo. Più inquietante che affascinante.

lunedì 16 luglio 2018


Questa ve la devo raccontare, nuovamente a mò di diario di viaggio (dove mò posso farlo passare per l'abbreviazione di "modalità").

Ho bisogno però di due premesse:
1- andando contro alla quasi totalità dei backpackers, a me piace prenotare spesso in anticipo, almeno diminuisce il rischio di sold-out e prezzi proibitivi.
2- quando vado in un paese straniero, voglio vedere almeno una cittadina non battuta dal turismo, così da scoprire la vera anima di quel paese.

Così, in un impeto di masochismo, decido di andare da Nashville a Chattanooga in giornata con l'autobus (la distanza è pressappoco da Torino a Brescia, con un fuso orario di mezzo).
Appena fuori Chattanooga c'è un parco chiamato Rock City, con cascate e viste mozzafiato, ed è quello il mio motivo di visita. Se lo cercate su internet occhio, le cartine lo segnano già in Georgia e non in Tennessee.
E non che Rock City non sia bello, ma in realtà si tratta di una palese scusa per visitare un po' di America profonda, e una località non famosa (anche se probabilmente i meno giovani conosceranno Chattanooga per una celebre canzone dal titolo imbarazzante).

La mia gitarella fuori porta si svolge così:
- eccezionalmente prenoto l'autobus all'ultimo, poiché ero indeciso se andare. Il primo bus, che mi farebbe essere a Chattanooga di prima mattina, è sold out. Ovvio.
- il bus che prendo già arriva a destinazione un'ora di ritardo causa coda fuori città.
- la fermata del bus è veramente nel mezzo del nulla, classica area di periferia con parcheggi e fast food.
- internet mi tira pacco. Non posso usare Uber.
- mi chiudo a mangiare un panino bacon e cheddar in un diner/tavola calda coi separè tipicamente americano, di quelli che quando compaiono in un film scoppia sicuro una rissa. Camerieri con marcatissimo accento del sud e due avventrici afroamericane corpulente che si chiamano "honey" a vicenda. 
- chiedo se hanno il WiFi, negativo. Ma posso trovarlo da Burger King attraversando la strada (praticamente una statale). Vado, è una di quelle che non si connette a pregarle in sanscrito.
- ritorno al diner e chiedo di chiamarmi un taxi. Una volta, mezz'ora e non arriva. Me lo richiamano, altra mezz'ora e non arriva.
- Rock City è palesemente balzata. Ringrazio i ragazzi del diner e cerco di vedere almeno il centro storico sul fiume. Me la faccio a piedi, un'ora di camminata nella periferia, e cosa c'è di più deep America di così?
- Mentre sto percorrendo una via in mezzo a prati e capannoni, arriva un acquazzone con una velocità bestiale. Cerco riparo sotto la tettoia di un negozio di arredamenti. Penso: dunque, il mio hotel è a 250 km da qui, la persona che conosco più vicina a 3000, sono in mezzo al nulla a piedi e le commesse qua dentro si sono trovate un tipo random straniero di carnagione scura con la barba ed una storia diversamente credibile. Per il resto tutto bene.

I contrattempi finiscono con l'estinzione della pioggia, se si esclude una sudata cosmica per arrivare in centro prima possibile.
In periferia scorrono le villette con giardino squisitamente americane, i parcheggi e i liquor store. Non fossi stato un po' sovrappensiero per gli eventi sopra narrati avrei sicuramente ascoltato "Lonely Grill" dei Lonestar, roba semplice.
I sobborghi lasciano spazio alle vie più centrali. I bar carini aumentano sempre di più.

Chattanooga ha subito diverse trasformazioni negli ultimi 50 anni, passando dall'essere una delle città più sporche d'America ad una delle più verdi. E si vede. La Downtown possiede musei, un acquario, parchi e un ponte pedonale sul fiume Tennessee.
Ma se devo scegliere un luogo solo non ho dubbi: Bluff View Art District, che non è affatto un bluff al contrario dei taxi.
Piccolo quartiere di artisti sul fiume con un vago retrogusto britannico. Ospita un museo, una galleria d'arte, un giardino con sculture e molte caffetterie con parchetti e dehor, oltre alla vista sul fiume. Si trova anche un ufficio turistico che organizza gite a Rock City e non è molto carino prendermi in giro. Tempo di godermelo un po' e devo scappare, comunque soddisfatto.

Due consigli:
- a meno che non si tratti di problemi grossi ovviamente, in viaggio tirate sempre fuori i fiori dal letame. È stata una bella esperienza, da film, che già un'ora dopo raccontavo ridendo. E la deep America l'ho vista eccome.
- niente taxi a Chattanooga




domenica 15 luglio 2018


Che sia perché alla lunga è un po' tutta uguale, che sia perché non appartiene alle nostre tradizioni, che sia perché sentir cantare di come il Kentucky e l'Alabama siano i migliori posti al mondo è abbastanza irritante, sta di fatto che la musica country non ha mai realmente attecchito fuori dal Nord America come altri generi musicali ivi nati.

Ma il mito del santuario che Nashville costituisce per la country (e la musica in generale) è quasi commovente. Ci sono band ad ogni ora, ovunque. E per capire appieno il ruolo popolare e giocoso che ha qui la country vi consiglio "A Boy Named Sue" del grande Johnny Cash, a cui è stato dedicato un intero museo.

Comunque se vi trovate in questa zona del sud, sicuramente non avete bisogno di me per sapere che ci sono enormi musei dedicati alla musica e una via (Broadway) con insegne al neon dove ogni tanto ci si fa una birra tra un live e l'altro.
Sentite piuttosto qui: la riqualificazione di un quartiere piuttosto anonimo (nel migliore dei casi!) vicino al centro chiamato SoBro, South of Broadway, ha avuto il suo centro nevralgico nella costruzione di un mega polo polifunzionale con hotel e ristoranti piuttosto interessante architettonicamente.

L'hanno chiamato Music City Center. Niente da fare, l'unico momento in cui in Tennessee non ascoltano musica è nelle pause tra una canzone e l'altra. 


sabato 14 luglio 2018

"Every Little Kiss" di Bruce Hornsby. Non riesco a capacitarmi di quanto sia bella questa canzone. Musica on the road, ma potrebbe essere la colonna sonora di tutto.
Mi fa compagnia sull'autobus per Nashville, e per inerzia anche mentre vado a piedi in città.

Giusto, la città.
La mia camera d'albergo sarà pronta nel pomeriggio, perciò mi faccio un giro nonostante un caldo così non l'abbia mai avuto in vita mia.
Dove decido di andare dunque?
Nel mega museo dedicato alla musica country, che sarà sicuramente bombardato di aria condizionata e sta peraltro ospitando due mostre dedicate ad artisti che adoro? Macché, è vicino a casa, ci vado quando voglio (saggio ragionamento, se non fosse che chiude alle 17. Roba da andare lì, fare un'enorme pernacchia ed annegarli nella saliva).
Giro per le piazze piene d'asfalto, ovvio.

Passeggio con destinazione Germantown, quartiere a nord del centro con graziosissime villette e giardini. Se ci sono negozi e ristoranti sono ugualmente ospitati in villette con giardino. Mai limitarsi al centro, in una città nuova.
Tre cose da segnalare: la piazza principale di Nashville ed il centro in generale (escluso il quartiere dei divertimenti) hanno confermato ciò che pensavo da mò: carini, ma non li cambierei mai coi nostri centri storici. Tra il centro e Germantown si trova il Bicentennial Capitol Mall State Park, una gigantesca esplanade con vialetti ed alberi costruita per il bicentenario del Tennessee nel 1996. Vi si trovano fontane oggi assiediate da bambini che si rinfrescano ed un monumento ai caduti della Seconda Guerra Mondiale, dove è stata scattata questa fotografia. A Germantown ho mangiato in un curioso ristorante con un'idea che mi sarei aspettato più da un paese come il nostro, dove il mangiare è una sacralità sociale: ti piazzano in un tavolo assieme ad altri clienti, tutti si servono le pietanze dallo stesso piatto, passandosele. Sei obbligato a socializzare, bellissimo. Cucina rigorosamente Southern fatta in casa.

Il lato tradizionale dell'America, quello meno da Sex & The City, mi accoglie così.


venerdì 13 luglio 2018

A mezzanotte spaccata mi aspetta un bus che mi porterà nell'America profonda. Quella interna, centrale. Dove adorano Dio, la musica country, i barbecue sul prato ed altri cliché.

Anche perché la prima cosa che vedo arrivato a Nashville è forse l'ultima che mi aspettavo (facciamo penultima, dopo una cover band degli 883): un sito storico.
Una ricostruzione, scoprirò poi. 
Fort Nashborough è nientepopodimeno che il primo accampamento che costruirono i britannici una volta giunti qui nel 1779, che diventerà successivamente la città di Nashville.
Come nel caso di molti altri settlements, fu scelta una location lungo il riverside, e gli americani già mi hanno contagiato. Il fiume Cumberland, che ancora oggi lambisce la città, fu ideale per il loro avamposto di capanne, costruite coi tronchi per ripararsi dai nativi e dagli animali selvatici.

Su internet si possono trovare facilmente le vicende dell'accampamento decennio per decennio. Lo consiglio agli appassionati di storia, anche quella americana. No, non mi piace la banana (a proposito di cliché).